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Vecchio 31-01-2007, 12:47
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Predefinito Intervista A Jerry Scheff

Intervista a Jerry Scheff – Giugno 2001

Quando Elvis cantava una canzone, capivi subito che la canzone attraversava la sua mente.

Ho deciso di dividere questo articolo in 2 parti, Nella prima, Jerry racconta del suo background e della sua carriera. E’ difficile fare altro se non raccontare i fatti più importanti e fare riferimenti al libro “Elvis. La sua vita dalla A alla Z.” Così ho pensato che, fosse necessario, qualche riferimento al background

Parte uno: Jerry parla di Jerry

Sono cresciuto nella zona della baia di San Francisco. Alle elementari suonavo la tuba ed ho iniziato a suonare il basso nel 7° anno. Suonavo in un’orchestra sinfonica junior, ma a 12 anni, in quella della scuola e suonavo anche la tuba nella banda municipale di Vallejo. Poi, quando avevo 14 anni, ci siamo trasferiti a Sacramento, CA. Mia madre mi supportava molto e mi portava a vedere i concerti di Jazz dell’Orchestra Filarmonica e Lionel Hamptons. Al tempo, suonavo moltissimo jazz e musica classica e ascoltavo sia il classico che il R&B nero alla stazione Jazz di Oakland, C.A. A 15 anni circa, iniziai a suonare nei club e nelle sessioni “after hours”. Suonavo soprattutto con musicisti Jazz che erano nello scenario della East Coast Jazz. Nel 1957 e 1958 ho fatto qualcosa a San Francisco e suonato in un club che si chiamava “Jimbo’s Bop City”. Venivano a suonare tutti i musicisti jazz. C’è stato Mile Davis, come pure John Coltrae e la sua band. Non ho mai suonato con loro, sarei morto!! Era l’era beat e c’erano un sacco di droghe che giravano. Avrei potuto chiedere a qualche musicista per farmi ….. Ero una ragazzino magro bianco, con capelli stopposi e mi sentivo sempre ben tutelato. Fortunatamente non mi hanno tentato. Una mattina verso le 3 al Jimbo, una donna salì sul palco a cantare. Aveva una maglietta con una gonna e stivali da lavoro. Era il 1958 e non avevo mai visto nessuno vestito così. Si girò e disse “blues in F” e batteva il tempo con quei suoi stivali da lavoro. La polvere si alzò dal tappeto fino agli spots e partimmo. Ero in paradiso! La cantante era Big Momma Thorton.
Finii la scuola e mia madre mi suggerì di andare nell’esercito. Così entrai in marina e finii per entrare nella scuola di musica di Washington D.C. Si trattava di un corso del college della durata di 9 mesi e potevo studiare teoria e armonia, nonché suonare con qualche grande musicista. Poi continuando sono diventato insegnante. Nel 1961 mi sono sposato e ho avuto due figli Darin e Jasn, ora musicisti anche loro. Avevo voglia di spostarmi a Los Angeles e così senza dire niente ci sono andato e lì ho lavorato con Billy Preston, (che al tempo aveva 16 anni) in un club che si chiamava Sands. La mia vera carriera è iniziata a Los Angeles, dove dopo un mese ero già impegnatissimo. Non riesco a ricordare nanche la metà degli album nei quali ho suonato. Ho suonato molto con il batterista Jim Gordon, con il pianista LarruKnecta e il sassofonista Jim Horn. Abbiamo inciso con Johnny Mathis, Johnny Rivers, Neil Diamond, Nancy Sinatra, Pat Boone, Sammy Davis Jr., Bobby Vinton, The Everly Brothers, Nitty Gritty Dirt Band, The Ventures, Dionne Warwick, Barbara Streisand, Linda Ronstadt con i "Stone Pony's", "Sky Saxon and the Seeds,"il chitarrista di Flamenco Carlos Montoya, il citarrista Jazz Howard Roberts, Jim Neighbors, Leonard Nimoy, Judy Collins etc.… Iniziavamo al mattino e andavamo di studio in studio, alle volte 23 ore di session alla settimana. Non voglio entrare nel merito delle droghe, ma quella volta, ero molto influenzato dagli allucinogeni. Avevo una borsa piena di pillole di messalina ed iniziai a masticarne la mattina presto per poter mantenere un certo spirito per tutta la giornata. Ascoltando la prima session pensai che la mia parte sembrava una presa per i fondelli così nella seconda la feci più calma. Andò avanti così per alcune takes finchè il produttore venne da me e disse “Jerry, ti sei reso conto che stai minimizzando il ritmo? Dissi “ Sì, perché non va bene?” In quel periodo ricevetti una chiamata di andare a suonare con i Doors. Abbiamo passato sei settimane in studio per registrare “L.A. Woman” che divenne il miglior album. Usavano solo tastiere di basso e io fui contattato per unirmi a loro. Poi Jim Morrison andò a Parigi e morì.
Nel 1968, feci un album con James Burton. Non ricordavo l’artista, ma penso di essere piaciuto a James perché un giorno mi chiamò e mi disse che stava formando una band con Elvis Presley. Per me, andare a lavorare per Presley, era come andare a scuola. Non avevo mai suonato country e rock and roll. Non avevo idea di come sarebbe stato. La musica era così intensa e oggi, non riesco ad ascoltare nessuno degli album che abbiamo fatto, perché ognuno di loro mi crea sentimenti molto intensi. Ad esempio, ascoltare l’ELVIS LIVE AT MADISON SQUARE GARDEN. La mia unica scusa è, credo che, all’epoca, nessun altro suonasse il basso in quel modo. Nel 1971, per motivi di salute, lasciai L.A. all’apice della mia carriera e mi spostai in una piccola isola della British Columbia. Continuai a lavorare per Presley e volavo a L.A. quando c’erano albums da incidere. Nel 1973 abbiamo fatto l’Aloha From Hawaii e lasciai il lavoro con Presley, ma nel 1975, con un divorzio che si stava profilando e l’industria del disco più severa, tornai a L.A. e lavorai con Presley fino alla sua morte. Eravamo su un aereo privato diretti a Bangor Main, quando il pilota ci informava che dovevamo atterrare, credo fosse a Pueblo Colorado. Qualcuno chiamò Memphis e siamo stati informati che Elvis era morto. Per un po’ siamo rimasti sulla pista. L’unico rumore erano i singhiozzi di alcune persone. Abbiamo ripreso l’aereo e in silenzio siamo tornati a L.A. Quando atterrammo, c’era un temporale tremendo, ma tutti scesero dall’aereo e sparirono sotto la pioggia.
Mi sono risposato nel 1976 con quella che è ancora mia moglie Diane e ci siamo stabiliti a Malibu, CA mentre io ricostruivo la mia carriera in sala d’incisione. In quel periodo lavoravo per un album di Tanya Tucker. Stavamo parlando quando ricevetti la chiamata da un sassofonista Steve Douglas che mi disse che Bob Dylan stava provando e aveva licenziato il suo basso. Andai a suonare con lui e tutto ad un tratto eravamo sulla strada dell’Europa i tour, con un treno privato, mogli incluse…. Fu un anno meraviglioso tranne che per la disponibilità di cocaina della quale, velocemente, diventai dipendente. All’inizio del 1979 mi trovavo a Parigi per fare un album con Mink DeVille che si chiamava LE CHAT BLUE. Una sera, dopo due giorni che stavo sveglio, ero nella mia stanza all’Hotel Murice con una bottiglia di brandy e un grammo di cocaina. Mi chiedevo che differenza avrebbe fatto se io fossi saltato giù dalla finestra. Avevo la finestra aperta e guardavo il brandy vicino al letto. L’ho preso e ne ho bevuto un gran bel sorso e sono svenuto. Il giorno dopo, quando sono rinvenuto, ricordabo perfettamente quello che era successo Mi fece sentire così male che chiamai mia moglie per dirle che i miei giorni con la droga erano finiti e così fu.
Gli inizi degli anni 80 sono stati spesi per ricostruire la mia carriera in sala d’incisione. Alcuni dei miei vecchi compagni James Burton , Glen D. Hardin, Jom Horn e Hal Blaine avevano lavorato con John Denver per alcuni anni. Ermory Gordy era il bassista e aveva lasciato, così andai a lavorare per John. John era una persona molto gentile e generosa e ho lavorato con lui fino al 1993. Nel frattempo, nel 1986 stavo facendo delle sessions a L.A., quando mi chiamò il produttore T-Bone Burnette per andare a suonare su un paio di canzoni di Elvis Costello. L’album fu chiamato KING OF AMERICA e per la maggior parte del quale mi sono entusiasmato parecchio. Nel 1994 ho fatto tours con Sam Philips (la moglie di T-Bone Burnette, con la Virgin Records). Ho fatto 5-6 albums nel corso di 6-7 anni.
Credo che la ragione per cui ancora lavoro è che non ho paura di prendere le occasioni al volo. La maggior parte di produttori per i quali lavoro lo sanno e tante volte, per i periodi in cui cerco di non lavorare, mi danno del tempo per riflettere e dare alle cose una piega diversa. Ci sono talmente tanti meravigliosi bassisti in giro, ma alle volte (non sempre), mi fanno diventare parte di loro, per le mie piccole eccentricità e il mio spirito. Ma come filo conduttore cerco di usare la semplicità. Tuttavia, sento che, come chitarrista di basso, sto ancora crescendo. Non mi interessa molto se alcune cose sono vecchie, ancora riesco ad estraniarmi e ogni volta mi siedo per suonare un po’ di jazz e schiarirmi le idee.
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Vecchio 31-01-2007, 12:48
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Predefinito Re: Intervista A Jerry Scheff

Parte seconda: L’intervista a Jerry Scheff


D. Secondo i documenti della session, tu hai suonato nelle session di Double Trouble e Easy Come, Easy Go, del 1966.

JF: Ogni giorno lavoravo ad un sacco di sessions, moltissime ore. Avevo tre sets di attrezzatura e una società me le consegnava negli studios. Guidavo da studio a studio, suonavo, uscivo e andavo in un altro studio. Non ricordo di aver sonato il basso per nessuna della sountrack di Elvis. Un giorno, un uomo mi chiamò e mi chiese questa cosa, ed io l’ho accusato di esserselo inventato, perché non me lo ricordo. Lui disse: “Bene, io sono in possesso dei contratti della Union e li ho qui davanti a me”. Di fronte a ciò, non potevo controbattere. Ma è stata una di quelle cose alle quali non ho prestaito attenzione (nota: a questo punto, Jerry guarda i documenti della session e dice “Non lo ricordo assolutamente”). Non ricordo niente di questo materiale. Tutto quello che ricordo è una session di tromba, perché avevo bisogno di soldi. Red West mi chiamò e disse “Sei Jerry Scheff il suonatore di tromba?” e io “Sì!!!” (ride) Io avevo suonato la tuba a tutti i bambini e anche durante il periodo in marina e il movimento del dito è lo stesso. Così, da un ragazzo, avevo preso, in prestito, una vecchia tromba in argento, con un orribile suono e camminavo, suonando quella tromba. Suonammo per due giorni e, per quei due giorni, guadagnai $ 900. Al tempo erano un sacco di soldi. Non avevo mai suonato niente, che meritava di essere ascoltato. Non avevo mai fatto note alte, suonavo di tutto e mi mescolavo tra gli altri. Nessuno diceva niente! Nessuno mi richiamava, ma….. (ride) Su questo prendevo sempre in giro Red West….. dicevo: “Vedi, Red, non hai fatto delle vere buone buone ricerche su di me….”

D. Non ha mai assistito a nessuna di queste sessions?

JS: Non lo ricordo. Sai, suonavo con un sacco di persone …. Ero un hippy, e avevo l’abitudine di indossare jeans rotti, un paio di sandali e una maglietta, e alle sessions mi portavo una bottiglia di vino. Inserivo la spina e suonavo qualsiasi cosa volessero, avere un po’ di vino e suonare, e magari avere in corpo anche qualcos’altro ….. ecco che potevo andare all’altra session. Lo facevo giorno dopo giorno.

D. Eri politicamente attivo?

JS: Certo. Ho partecipato a tre dimostrazioni. Ero contrario alla guerra in Vietnam, molto contrario. Ero triste perché mi piaceva Lyndon Johnson e alcune cose che aveva fatto sul territorio nazionale. Poi quando è arrivato Richard Nixon, ero furioso perché fece la campagna dicendo che avrebbe fermato la guerra, e non lo mkse in pratica. Anzi è aumentata. La più grande dimostrazione avvenne all’Hotel Century Plaza a Los Angeles. C’erano migliaia di persone.. C’era qualche poliziotto violento…. E’ stato molto terrificante. Ho suonato ai convegni per la pace e cose simili. Gli Indiani d’America presero il controllo di Alcatraz al porto San Francisco, che era diventata una prigione deserta. Andammo là e eseguimmo un concerto di beneficenza per loro. Io facevo spesso cose del genere.

D. Nel 1969 fosti invitato a suonare per Elvis a Las Vegas.

JS: Sì, mi fa tornare la mente verso Elvis, ma anche verso altre cose riguardante la musica. Fu molto istruttivo, e per me fu un’apertura mentale, perché fino a quel momento avevo suonato principalmente jazz e classico. Anche se avevo suonato pop e rock prima di allora, con Elvis suonavo il rock alla sua maniera, e suonare con ragazzi quali James e Ronnie è stata davvero aprirmi la mente. Andai la prima sera, non lo feci per prendere il lavoro. Dissi a mia moglie “Vado solo per vedere com’è”. Anche a lei non piaceva un granché. Entrai e c’erano solo lui e la band. Avevo sempre amato il blues, ero cresciuto con lui ed Elvis cantò alcune canzoni blues. C’era qualcosa nel modo in cui le cantava e anche il suo modo di interagire era qualcosa di veramente molto molto bello. C’era la comunicazione musicale e quella personale. Fu veramente gentile con noi. Era divertente suonare con lui, diceva “Facciamo questa” facendo il buffone, “suoniamo quella”. Non lo ricordo mai dire a nessuno di noi “Non mi piace questa, non suonare quello: Suonalo così”. Credo che il motivo per cui gli piaceva la band era che c’era una sorta d’intesa l’uno con l’altro, ascoltavamo lui e istintivamente la facevamo come doveva essere. Io cercai di togliere dal mio cervello le cose che avevo ascoltato in passato, per dedicarmi a quel tipo di musica. Sai, a quel tempo, non c’erano tanti chitarristi di basso che suonassero quella musica. Bill Black era l’arco basso, il violino basso e gente così, ma non lo mettevano su un basso elettrico. Così dovetti creare quello che pensavo doveva essere. La cosa interessante è che, se io dovessi iniziare adesso a fare il tutto, non lo farei allo stesso modo, perché non suono più in quel modo. Lo faccio quando sono agli ” Elvis The Concert”.

D. Ricordi quali sono le canzoni avete fatto?
JS: Non riesco a ricordare. Canzoni blues e “Trying To Get To You” “My baby”…. Cose così. Ho letto da qualche parte che abbiamo provato circa 150 canzoni. Oh sì, ne abbiamo fatto tantissime, e poi non ne abbiamo provata più nessuna, perciò abbiamo fatto bene a provarle quella volta (ride).

D. Mi sorprende un po’ che abbiate provato tante canzoni, e poi faceste le stesse 12 – 15 per tutto l’ingaggio.

JS: Non dipendeva da noi. Sai, capita che dopo un po’ suoni sempre le stesse canzoni. Ma la grazia che salvava tutto è che Elvis non le faceva mai due volte allo stesso modo. Noi dovevamo tenergli sempre gli occhi addosso. Non potevi, come dire, rilassarti (ride) dovevi stare molto attento. Non sapevi mai cosa stava per fare. Mai!

D. Quando si fa il confronto con il primo Llas Vegas e il secondo, c’è un cambio ben definito di accento. Durante il primo faceva molto rock ‘n roll, mentre al secondo, sembra che Elvis si concentrasse in canzoni tipo “The Wonder Of You” e “Let It Be Me”

JS: Sì. Credo che questa fu una delle parti tristi di tutta la cosa. Elvis non voleva più essere il cantante del rock ‘ roll.. Non lo voleva. L’ho visto capitare anche ad altri artisti. Avevano fatto una certa cosa e diventati più vecchi vogliono fare qualcos’altro, ma la gente non lo permette. Questa fa parte della tragedia di tutta la questione, perché Elvis cadde in trappola.
Aveva una gran voce e voleva essere conosciuto per la sua voce. Voleva cantare canzoni che facessero uscire la virtuosità della sua voce. Il rock ‘n roll non lo permetteva, e lui non voleva farlo. Tutti, per un momento, fanno un medley di alcune canzoni, ma tu lo sai che non amano fare quelle canzoni.

D. La mia canzone preferita di quella stagione è “Polk Salad Annie”


JS: Penso che gli piacesse fare quella canzone. Credo che si divertisse per l’ espressione fisica che questo comportava. Quella era una canzone splendida. Ma se fosse stata un rock anni ’50, l’avrebbe scartata.

D. Che ci racconti del tuo rapporto personale con lui?


JS : Andammo nella sua casa a Beverly Hill e Priscilla fece il chilli. Mia moglie ed io, Glen D. e Betty Hardin, eravamo solo noi quattro. Qualche volta andavamo nella sua suite oppure nel suo camerino. La maggior parte delle volte parlavamo di musica, ma alle volte parlavamo di metafisica. Quando entrò nel pieno del karate, ci faceva dimostrazioni, movimenti e cose del genere. Io volevo essere educato, ma avrei potuto dirgli che non ero molto interessato.
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Vecchio 31-01-2007, 12:49
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Predefinito Re: Intervista A Jerry Scheff

D. Hai mai discusso di politica con Elvis?

JS: No, mai. In un certo qual modo Elvis era molto conservativo, ma alle volte era molto liberale. Sai, non era il tipo che seguiva qualche linea politica. Aveva un’idea sua di quello che lui riteneva fosse giusto.

D. Nel 1973 facesti l’Aloha con lui, che fu trasmesso in tutto il mondo via satellite


JS. Quella volta vivevo in Canada, in una piccola fattoria e partii da Vancouver alle Hawaii per fare lo show. Non ci pensavo, non intendo che fossi indifferente o cose del genere, ma io facevo parte del mondo musicale, ci ero in mezzo e facevo album con un sacco di artisti.

D. Prima mi hai detto che avevi dei problemi in quel periodo, ed è per questo che lasciasti Elvis nel giugno 1973.

JS : A Los Angeles ero arrivato al punto che sentivo l’esigenza di andarmene da L.A.. Era necessario per la salute metale e fisica (ride). Così ho lasciato LA. e mi sono trasferito in Canada. Poi nel 1973 abbiamo fatto l’Aloha From Hawaii Special e decisi che avevo bisogno di allontanarmi da tutto. Ne parlai con Elvis. Non ne fu molto felice, ma lo capì. Era una persona molto leale, per cui se lo lasciavi per andare a lavorare con un altro artista, non gli piaceva perché significava che non eri leale con lui. Dal momento che io non stavo facendo una cosa di questo tipo, mi diede il suo “Okay”. L’ufficio del Colonnello, periodicamente, mi chiamava e diceva: “Elvis vuol sapere se vuoi tornare” e io rispondevo “No, non sono ancora pronto”. Nel 1975 mi trovai ad affrontare il divorzio ed ero pronto a tornare a Los Angeles. L’ufficio del Colonnello mi chiamò e me lo chiede nuovamente. Allora io risposi “Bene, siete con una tempistica perfetta!” (ride)

D. Prima hai detto che ci sarebbero state maggiori opportunità.

JF. Non in Elvis…. Mi avevano mandato una cassetta dello show, ma non l’avevo ascoltata. Andai dritto sul palco senza provare. Durante la prima parte del ’69 fino al ’73, suonavamo ed era subito WHAAAMM!!!! Così andai sul palco, iniziammo lo show ed ero già automaticamente eccitato. Elvis si girò verso di me e disse “WHOA, WHOA, WHOHA!!” Tutto era pieno di energia…. Tanto piena di energia che qualche pezzo fu fin troppo veloce, ma poi si riassestò…. Probabilmente era così che doveva essere. Ma ripeto, io non lo sapevo. Poi lui attenuò tutto lo show, il tempo e l’energia, li abbassò di un gradino.

D. Passò da uno spettacolo di rock ‘n roll ad uno spettacolo Country


JS: Questa è una bella osservazione astuta. Sì, penso che si possa dire così.

D. Una delle cose che rendevano belli gli spettacoli di quel periodo erano le sue improvvisazioni. Sembra che, in modo particolare Glen D. Hardin sapesse sempre quali canzoni Elvis avrebbe improvvisato.

JS: Succedeva proprio così, è esatto !!! (ride) Glen D. di solito era l’unico che conosceva le canzoni. Ti ho raccontato il mio background, per cui io non conoscevo nessuna di quelle canzoni. Ma quel genere di musica teneva in piedi lo spettacolo. Anche Elvis lo sapeva. Può darsi che lui sentisse che, ci sarebbe piaciuto esprimere noi stessi nel nostro modo di suonare e pensava “Scuotiamo le cose un po’ in modo tale che questi ragazzi ottengano attenzione”

D. Secondo il libro di Guralnick, durante il Summer Tour del 1975 Elvis iniziò a fare osservazioni, su Kathy Westmoreland, con totale mancanza di tatto.

JS: E’ una possibilità reale perché una parte di lui pensava che fosse una cosa simpatica,, divertente e un modo per fare sapere la sua opinione, senza trovarsi s dire Hey, KAthy, non mi piace questo o quello..:” Può darsi che pensasse che quello fosse l’unico modo per far sapere come la pensava.

D. Ricordi quei concerti dove veniva chiesto al pubblico di mettere le loro richieste in una scatola ed Elvis sceglieva la canzone prelevandola dalla scatola?

JS: Sai una cosa: io non ricordo molto. E’ pazzescoo, ma ci sono molte cose che non ricordo bene.

D. Mi auguro che tu ti ricordi il Capodanno di Pontiac!


JS. (inizia a ridere)….. Allora, quello che ricordo è che il Colonnello aveva un gruppo di campagnoli. Hai mai sentito parlare del gruppo bluegrass? Erano tre ragazzi, a cui faceva indossare i pannolini per bambinii!!! (ride) Pannolini tenuti insieme da grandi spilloni e SI GELAVA ….. poveri ragazzi!! Poiché si era all’ultimo giorno dell’anno vecchio, loro rappresentavano l’anno nuovo. Questi ragazzi cercavano di suonare, ma avevano un freddo da morire. Fu anche il primo concerto a cui presenziò mia moglie. Non ricordo molto di quel concerto, tranne che le condizioni non erano assolutamente buone. Anzi erano orribili, Non riuscivamo ad avere comunicazione sul palco. Ricordo che pensai: Si tratta di un unico atto, facciamolo e poi andiamo”. Non ne ho certo un bel ricordo. Abbiamo solo pensato “Il prossimo sarà migliore”

D. In quel periodo iniziò ad presentare gli assolo della band


JS: Quando iniziò a chiederci di fare gli assolo, io arrivavo dopo Ronnie Tutt. E’ impossibile per chiunque essere il seguito di un assolo di batteria, ma per un basso è terribile, orribile. Se cercavo di suonare eccitato come Ronnie, avrei sbagliato. Così decisi di suonare un blues lento e lui disse (a voce bassa) “Suona il blues Jerry” Una sera in Louisiana ero stanco di suonare blues, così dissi ai ragazzi della band “Suonerò questo cosa cajun (slang della Louisiana) in D. Elvis si avvicinò e disse “Questo è Jerry Scheff al basso. Fai blues, Jerry.” E io feci quest’altra cosa e lui mi guardò. Così la sera dopo si avvicinò a me e disse: “Questo è Jerry Schell al basso. Cosa suoni Jerry?” e io “Oh , io farò quella cosa cajun” e la suonai. Due sere dopo si avvicinò a me e chiese di nuovo “Cosa ci suonerai, Jerry?” e io dissi “Pensavo di suonare qualcosa di Wagner”, così suonai Wagner e lui rise. Per la sera successiva, avevo tutto organizzato con David Briggs, e avrei risposto “Suonerò il piano” e David Briggs si sarebbe nascosto sotto il pianoforte. Così avrei raggiunto il piano e suonato. Qualcuno, e credo fu David Briggs, raccontò tutto ad Elvis, perché lui venne da me e disse “Questo è Jerry Scheff al basso. Che cosa ci suonerai Jerry?” e io “Suonerò il pianoforte” e lui “Suona blues Jerry!” (ride) Credo sia stata l’unica volta, in tutto il tempo che siamo stati assieme, che lui mi abbia detto cosa dovevo suonare! Ma ci siamo divertiti un sacco.
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Predefinito Re: Intervista A Jerry Scheff

D. In molti hanno detto che Elvis non era più lo stesso dopo il divorzio. L’hai notato?

JS. Sì, c’è una cosa che è impressa nella mia mente e in quella di mia moglie, perché anche lei l’ha vista. Quando comprò quell’aereo, il Lisa Marie, l’ aveva fatto arrivare a Las Vegas. C’era sua figlia Lisa Marie, a Las Vegas e doveva riportarla a L.A. da Priscilla. Elvis invitò mia moglie e me a viaggiare con lui. “Venite con via con me, nel mio aereo” “Certo”. Così Diane ed io andammo con lui e salimmo sull’aereo. Ci fece da guida e ne era così orgoglioso. Ci mostrò ogni cosa, persino il sapone e gli asciugamani! Ne andava fiero! Arrivamo a L.A., atterrammo al Burbank Airport e Priscilla salì sull’aereo. Quando lei fu all’interno, il suo comportamento cambiò. Quella volta, Diane mi disse “Sai, soffre per averla persa” Elvis era molto, molto….. Al ritorno era molto tranquillo, ma penso fosse molto triste.

D. La prima session di registrazione che hai fatto con Elvis fu nel Febbraio 1976 a Graceland. Hai ricordi particolari?

JS. Sai andavamo là e nuotavamo in piscina un sacco! (ride) Poi ci distendevamo e registravamo canzoni. Devo confessarti che durante quel periodo….. in tutto quel periodo della la mia vita, io prendevo droghe. Molti ricordi di quel periodo della mia vita sono stati cancellati. Nel 1978, ho smesso di prenderle, tranne l’alchool. E ci sono voluti due anni. Quindi questo è piuttosto annebbiato, ma penso che Elvis avesse perso l’interesse. Non era assolutamente felice con le canzoni che gli proponeva Felton. C’era anche una che avevo scritto io…..

D. E’ quella della session di Ottobre 1976….

JS. Sì, Era una canzone rock e ci avevo lavorato sopra per un’ora. Una sera eravamo seduti nel Lisa MArie e gli chiesi: “Come mai non fai più canzoni rock ‘n roll?” Elvis mi rispose qualcosa tipo “Non riesco a trovarne nessuna che mi piaccia” Così andai a casa e scrissi “Fire Down Below”. La suonai per Felton JArvis che disse “Oh man, sì!” Così la inserì. Ci lavorammo sopra per un’ora e allora ELvis ….. non fu per questa canzone, ma fermammo di registrare del tutto. Circa un’ora dopo, mi chiamò sopra nella sua camera da letto e disse “Ascolta Jerry, voi ragazzi andate avanti e preparate la traccia su questa e ti prometto che ci metterò sopra la mia voce.” Ma il risultato fu che non la volle fare di nuovo. Era con una vena di rock ‘n roll, e sono sicuro che Elvis non volesse essere più un cantante di rock ‘n roll. La gente cercava di sforzarlo in quella direzione e lui reagiva dicendo “Non c’è modo, man. Time out”

D. E così incise una canzone come “Way Down”


JS. Sì è così. Forse la mia fortuna fu che la mia canzone non uscì prima di “Way Down”

D. Verso la fine della sua vita, Elvis su molto criticato in modo cattivo per il suo aspetto, il suo aumento di peso e così via.

JS Sai, sono sempre stato il tipo di persona che…. Non giudico gli altri su come sono o come appaiono. Penso che molto probabilmente Elvis pensava di essere un uomo normale che si avvicina alla mezza età e si è un po’ lasciato andare: “Non era affare di nessuno”. L’idea è che fosse dovere di Elvis mantenersi come alle origini apparendo ridicolo. Questo mi fa arrabbiare e mi fa arrabbiare che la gente pensi questo. Perché, era forse debitore verso qualcuno? Lui non doveva niente a nessuno!

D. La stampa lo massacrava veramente per questo.

JS. La stampa è stata orribile con lui, ma anche dopo, non ricordo una buona recensione se non dei primi anni. La stampa fu orribile. Non tengo conto di quello che hanno detto. Si schernirono di lui negli spettacoli televisivi e altro, e la gente è stata veramente crudele. Ad esempio non parlano mai di Neil Diamond. Non dicono: “Neil Diamond adesso è calvo, perché non si mette una parrucca?” “Ha fatto un pancione!!” Oppure Davis Crosby di Crosby, Stills e Nash. Non parlano di lui e anche lui è in gran sovrappeso.
Ma nel caso di Elvis, lui era Elvis. Mi fa arrabbiare, ma realmente tanto! La gente vuole fare soldi e se questo vuol dire essere disgustosi, lo fanno e basta. Quelli fanno scatenare le beffe….. nel Live del sabato sera probabilmente trovi la parodia di Elvis, qualche grassone con un jumpsuit e tutti fanno Ha Ha Ha Ha. Sono come saccheggiatori di una tomba. Non ho nessun rispetto per loro!!! Quella parte della natura umana, assolutamente non è una parte positiva del nostro essere. Molti dei problemi nell’essere umano sono la mancanza di compassione l’uno verso l’altro, e la mancanza di tolleranza tra essere umani. Quanti di loro fanno altri errori che sono molto peggiori del “peccato” di lasciarsi un po’ andare in sovrappeso ? Oppure dall’essere molto infelice ….. Io ci sono stato in quella situazione!!! Io ho provato veramente quello che è un periodo di depressione clinica, alcuni anni fa. Avevo quella sindrome che include tutto: droghe, alcohol e altro. Capisco che la cosa turba. Non è una bella cosa. E’ ovvio che Elvis, negli ultimi anni, era molto depresso. Si deve avere compassione per lui. E’ un essere umano, e deve essere gridato forte – ne più né meno. Ma lui sicuramente non è cattivo come certe persone. Mi ha sempre trattato con rispetto. Avevamo uno splendido rapporto. Non è MAI stato irriverente con me. C’era sempre, quando volevo incontrarlo. Negli ultimi anni, queste persone così chiamate Memphis Mafia entrarono in questa cosa tipo Howard Hughes, dove loro prendevano e sceglievano chi poteva vederlo. Una sera Charlie Hodge venne nel camerino e disse “Sapete, Elvis è veramente amareggiato che voi non siate andati a trovarlo” Io e Ronnie rispondemmo “Charlie, noi siamo venuti per vederlo, ma quei ragazzi ci hanno sempre detto: “Oh Elvis è occupato” Così Charlie andò da Elvis e glilo riferì ed Elvis tirò giù il soffitto. Charlie tornò da noi e ci disse che Elvis era furioso. Erano queste le cose che succedevano. Sono sicuro che tutte queste persone si prendevano carico di alcune delle necessità che Elvis aveva, ma non ho nessuna intenzione di saperne i motivi. Loro facevano quello che pensavano fosse il meglio per Elvis e non li giudico, ma so che Elvis per me c’era sempre.

D. Sei rimasto sorpreso della sua morte?


JS . Sì molto. Ho sempre pensato che ne sarebbe uscito. Avevo conosciuto molte molte altre persone in questa situazione, ma con lui pensavo ne sarebbe uscito. Mi ha molto sorpreso, davvero. Ero sotto shock e non sono mai più tornato a Graceland, Nel 1997 organizzarono un tour per tutti a Graceland, ma io ho voluto ricordarlo così com’era.

D. Forse è una domanda tranello: l’attuale campagna promozionale della RCA si chiama “Elvis – L’artista del secolo”. Secondo la tua opinione onesta è l’artista del secolo?

JC. Artista è una definizione ad ampio spettro e non penso sia corretto dire “Artista del secolo”. Perché, ad esempio, come si deve definire Pablo Piccasso? Anche lui è un artista. Ma se invece dici “Intrattenitore del secolo” Elvis corrisponde ed è giusto per questa definizione. Penso ci siano due cantanti che hanno comunicato molto, partendo direttamente dal cuore più di chiunque altro e sono Frank Sinatra ed Elvis. Quando Elvis cantava una canzone, SAPEVI che la canzone stava attraversando la sua mente. Non si limitava ad uscire dalla sua bocca, ma passava attraverso la sua mente, e quando cantava ci metteva le sue emozioni. Molti cantanti cantano una canzone e pensano al modo di cantarla, la proiezione, il fraseggio e così via. Quando Elvis cantava una canzone, questa lo attraversava ed arrivava in quel modo, alla gente. Probabilmente, in questo era il migliore in questo, mai superato da chiunque altro!
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  #5  
Vecchio 31-01-2007, 16:30
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bella intervista
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  #7  
Vecchio 18-09-2009, 15:51
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Spettacolare intervista, GRAZIE!!!!!!!!
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  #8  
Vecchio 19-09-2009, 16:00
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peccato che jerry non abbia ricordi vivi e lucidi a causa dell assunzione di droghe....questa sua ammissione mi ha colpito....
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  #9  
Vecchio 20-09-2009, 16:50
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Predefinito Re: Intervista A Jerry Scheff

grazie Hurt per aver postato quest'intervista è davvero molto bella e credo che jerry abbia spiegato abbastanza bene chi era Elvis e il suo mondo e tutto ciò gli stava intorno e sono contento che l'abbia definito il migliore pur avendo lavorato con diversi cantanti.Credo che tanta gente che parla di Elvis senza sapere nulla dovrebbe leggere testimonianze del genere prima di parlare
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  #10  
Vecchio 29-09-2009, 18:02
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Predefinito Re: Intervista A Jerry Scheff

Jerry, ho avuto la possibilità di conoscerlo come molti di voi, mi è sembrato una brava persona,cosa ne pensate?
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