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  #11  
Vecchio 13-04-2011, 10:14
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Predefinito Re: Frammenti di Memphis

Leggendo i vari racconti su come ad Elvis si sono spalancate le porte del mondo della musica colpiscono una serie di cose. La prima è che il cantante non capitò alla Sun per caso, come molti lasciano intendere, né che incise un disco solo per fare un regalo a sua madre. Se voleva semplicemente sentire com’era la sua voce registrata si sarebbe recato al W. T. Grant’s in Main Street dove gli sarebbero bastati 25 cent per ottenere il suo scopo. E se veramente voleva fare un regalo a Gladys non si sarebbe dimenticato il disco a casa di un amico, come in realtà è successo. No. Elvis è andato di proposito alla Memphis Recording Service, perché lì c’era un uomo, di cui aveva sentito parlare, che forse avrebbe potuto dargli una possibilità. Probabilmente ci ha pensato parecchio prima di compiere il grande passo, ma la sua è stata una scelta istintiva: dentro di sé sentiva che se c’era qualcuno in grado di aiutarlo quello era Sam. Deve essergli costato parecchio mettersi in gioco. Chissà quante volte è passato sulla Union senza trovare il coraggio di varcare quella soglia. Chissà come gli sudavano le mani quel giorno, agli inizi dell’estate del 1953, quando finalmente si è deciso a fare il grande passo. E chissà cosa ha provato in quei lunghi mesi di attesa che hanno seguito la sua prima incisione. Sembra che il giovane camionista sia stato visto tornare spesso da quelle parti e fermarsi a guardare le insegne della Sun. Più il tempo passava, più deve aver sentito crescere dentro di sé lo scoraggiamento. Nel Gennaio del 1954 ci ha anche riprovato, ma la sua incisione non è stata un granché. Era troppo teso. I suoi nervi evidentemente cominciavano a cedere. Ma non ha mai mollato e finalmente, dopo un anno, ecco arrivare la chiamata del discografico che lo invitava a recarsi in studio per un provino. Diede tutto se stesso in quell’occasione, e alla fine era comprensibilmente esausto, ma allo stesso tempo lo si sarebbe potuto vedere inebriato. Si stava muovendo qualcosa, sì, tutto questo non era successo per caso. Non aveva sperato, non aveva creduto invano. Ne era certo. Riusciamo quasi a vederlo, mentre esce dall’edificio posto al numero 706 di una delle strade principali di Memphis, incamminarsi risoluto e spedito verso il suo futuro.
Anche noi, oggi, arrivando alla Sun, in qualche modo proviamo gli stessi sentimenti di Elvis. Perché la Sun rappresenta, lo sappiamo bene, le nostre aspirazioni, i nostri progetti. E’ il simbolo di tutto quello che vorremmo vedere realizzarsi domani nella nostra vita. E’ quella scintilla che ci fa sentire vivi e provare il desiderio di vivere per sempre. E’ il nostro giovane cuore bramoso di felicità. E’ il nostro frammento di infinito. Ed Elvis, ancora una volta, ci dà un’importante lezione. La sua esperienza concreta insegna che per far divenire una realtà un grande sogno, il primo requisito è una grande capacità di sognare; il secondo è la perseveranza, una fede nel sogno. Egli ha sempre minimizzato sull’origine del suo successo, attribuendolo in gran parte alla fortuna, o all’essersi trovato al posto giusto nel momento giusto, ma non è mai riuscito a convincerci del tutto su questo punto. Secondo noi il suo sogno si è realizzato perché lui ci ha creduto e ci ha creduto fino in fondo. Non importa come sia andata a finire. Guardando a tutta la sua storia, non possiamo non riconoscere la veridicità delle parole di Thomas Mann: «Tutto ciò che esiste di grande, esiste come una sfida, è divenuto realtà nonostante crucci e tormenti, nonostante la miseria, l’abbandono, la debolezza fisica, i vizi, le passioni e ogni sorta di ostacoli».
Grazie, Elvis. Domani, quando torneremo a casa proveremo a seguire il tuo esempio.


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Vecchio 14-04-2011, 08:31
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Queste sono foto dell'interno dell'edificio. C'è un bar con annessa zona souvenirs dove i visitatori possono sostare in attesa della visita guidata agli studi di registrazione e al piccolo museo che si trova al piano di sopra.


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  #13  
Vecchio 15-04-2011, 09:53
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Nel corso del tempo, Sam Phillips dirà di aver richiamato il giovane camionista che aveva cantato la struggente “My Happiness” perché non era un granché con la chitarra, ma aveva una grande capacità di comunicare, e questo lo rendeva estremamente interessante. Gli affiancò quindi due musicisti di grandi speranze e fissò un’audizione. Fin dall’inizio cercò di metterlo il più possibile a suo agio, osservando attentamente il modo in cui rimaneva in disparte pur cercando di partecipare alla conversazione. Gli ricordava tanto alcuni dei cantanti blues che avevano inciso per lui, orgoglioso e bisognoso di attenzioni al tempo stesso. «La sua interpretazione era sempre leggermente diversa, cercava di cambiare qualcosa ogni volta. A volte sputava le parole a raffica, a volte la sua voce passava a un tono biascicato, quasi nasale, prima di tornare a un tenore alto e acuto con cui terminava la canzone. Era come se, pensava Sam, volesse mettere tutto quello che aveva mai sentito o conosciuto in una sola canzone….ad ogni modo la voce risuonava di uno strano, inconsolabile desiderio, comunicava “emozione”». Così Peter Guralnick racconta gli inizi di una carriera tra le più straordinarie che la storia abbia mai conosciuto, che poi sono stati anche gli inizi di una rivoluzione culturale che progressivamente ha interessato il mondo intero. Ma a noi questo adesso non interessa. Tutta la nostra attenzione è concentrata sullo stato d’animo di un Elvis eccitatissimo e allo stesso tempo spaventato che entra in questa sala di registrazione deciso a prendere in mano il timone della propria vita. Fissando nella memoria qualcosa che ci sarà utile in seguito per capire molte cose di lui e della sua storia. Al reporter B. Burk Sam confesserà:«Elvis probabilmente aveva il più grande complesso di inferiorità di chiunque altro, bianco o nero, con cui io abbia mai lavorato. Era un solitario, si sentiva come chiuso fuori». Noi sappiamo che questo, purtroppo, non cambierà mai…



Queste foto sono relative al museo della Sun

http://img703.imageshack.us/img703/1...memphis516.jpg
http://img843.imageshack.us/img843/6...memphis501.jpg
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  #14  
Vecchio 16-04-2011, 09:11
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Predefinito Re: Frammenti di Memphis

Pensare a quello che il mondo deve aver provato all'apparizione di Elvis sulla scena è difficilissimo. L'unica cosa alla quale riusciamo a paragonare questa apparizione è all'esplosione di una bomba, i cui effetti, positivi e negativi, non hanno risparmiato niente e nessuno. Prima o poi, tutti hanno dovuto assumere una posizione di fronte al nuovo fenomeno musicale rappresentato dal rock'n'roll e, soprattutto, tutti si sono trovati, nolenti o volenti, a confrontarsi con una personalità così travolgente.
Nella biografia di Elvis Presley scritta da Peter Guralnick ci sono tante testimonianze di persone che hanno vissuto questo periodo storico di grande cambiamento, ma due di esse colpiscono forse più delle altre. Per certi versi, esse possono essere considerate un vero e proprio capolavoro, come le foto di A Wertheimer del 1956, perchè riescono a consegnare all'immortalità il re del rock'n'roll dandocene un ritratto squisitamente umano nella loro immediatezza e semplicità.
Una di queste testimonianze è quella di Jimmy Newmann, uno dei veterani dell'Hayride, che a proposito dei primi spettacoli di Elvis ha raccontato:«Non avevo mai visto niente del genere prima. Ecco che arriva questo tipo, credo che si potesse quasi definirlo un dilettante, aloni di sporco sul collo, ma gli andò bene tutto sin dall'inizio. Non c'era niente di preparato, semplicemente sapeva cosa doveva fare. Noi eravamo dietro le quinte, scuotendo la testa allibiti. Non può essere, non può durare, deve essere solo una moda del momento». E, invece, dopo quella serata, fu costretto ad ammettere:«per noi cambiò tutto. Dopo quella volta dovemmo andare a lavorare in Texas, non c'era lavoro da nessuna altra parte, perchè tutto quello che volevano era qualcuno che imitasse Elvis e saltasse su e giù per il palco facendo il giullare. Per me era imbarazzante da vedere. Elvis poteva farlo, e pochissimi altri».


http://img339.imageshack.us/img339/4...memphis520.jpg
http://img3.imageshack.us/img3/1048/...memphis505.jpg
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  #15  
Vecchio 18-04-2011, 09:15
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Predefinito Re: Frammenti di Memphis

L’ultima vetrina del museo è dedicata a Scotty Moore, Bill Black e ad Elvis Presley. Vi sono esposti i loro strumenti, gli stessi dai quali è uscita la musica che ha cambiato ogni cosa. Guardarla toglie il fiato: c’è tutta la storia del rock’n’roll dentro e sicuramente anche un pezzo importante della storia dei suoi protagonisti. Mentre scattiamo le foto, ci torna in mente la seconda delle due testimonianze a cui ci riferivamo nell’ultimo post. Se dovessimo descrivere l’artista più rappresentativo del XX secolo non troveremmo parole più belle. Quello era Elvis e a noi piace ricordarlo così:«Desideravo cantare come lui, vestirmi come lui, fare delle cose di cui non mi era mai importato niente fino a quando non l’ho conosciuto. Era qualcosa che avrebbe cambiato l’America. Insieme a Jimmy Dean e a tutta quell’ondata lì. Non credo che nessuno se ne rendesse conto…….Viaggiavo spesso in macchina con lui, Scotty e Bill- bè, era il peggior tipo al mondo con cui andare in macchina, perché ti parlava per tutto il tempo, accelerando e muovendo in continuazione i piedi, passava da una stazione radio all’altra come un invasato, sentendo di tutto, country, spiritual, amava la musica gospel. Ero talmente affascinato da lui. Lo guardavo al mattino, mentre si pettinava usando tre diversi tipi di olio per i capelli, una cera particolare per il davanti, tipo quella che si usa per i capelli a spazzola, un altro tipo di olio per il centro, e un altro ancora per la nuca. Mi ricordo che un giorno gli chiesi perché usava quella cera, e lui mi rispose perché così mentre suonava i suoi capelli sarebbero caduti in un determinato modo. Pensava che fosse figo. Mi ricordo anche che quando si metteva un paio di calze, piuttosto che portarle a lavare, le riarrotolava e le sbatteva nella valigia, così se ti capitava di aprirla ti facevano secco. Teneva tutta quella roba sporca e molte volte finiva che buttava via tutto, e tu ti meravigliavi che uno che sembrava così perfetto potesse essere così disorganizzato. Invece ci teneva tantissimo ai suoi capelli. A volte quando toglieva le calze, magari dormivi vicino a lui e tutta la stanza puzzava, però alle ragazze non gliene fregava niente. Era Elvis». A raccontare queste cose è Jimmy Rodger Snow. Molti di voi conosceranno già questa testimonianza, ma spero vi faccia piacere leggerla ancora una volta, e per coloro che invece non la conoscono, spero che rappresenti un incentivo in più per leggere “L’ultimo treno per Memphis”.

http://img197.imageshack.us/img197/6...memphis519.jpg
http://img140.imageshack.us/img140/6...memphis508.jpg
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  #16  
Vecchio 18-04-2011, 11:28
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Predefinito Re: Frammenti di Memphis

Sì Ariadne, è sempre bello un ripasso e il piacere è sempre immenso.
Questo, non per sottolineare o per sorridere di situazioni "imbarazzanti" quali quelle dove vengono presi in considerazione dei calzettini duramente provati da giornate lavorative agitate, ma per ricordarci quanto lavoro e sudore c'è stato alla fine di una giornata vissuta dando il massimo.Dopo tutto i ragazzi sono fatti così quando hanno a che fare con le valige: è un copione che si perpetua! Ma è così genuino, non ti pare?
Grazie!
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" I want to entertain people.That's my whole life,to my last breath ! " (E.Presley)


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Vecchio 19-04-2011, 09:47
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Predefinito Re: Frammenti di Memphis

C’è un numero considerevole di gente con cui Elvis ha lavorato, o comunque ha avuto un qualche tipo di rapporto, che è rimasta profondamente segnata dall’incontro con lui. Per i musicisti che hanno partecipato alle sue sessions di registrazione si è trattato, addirittura, di vivere un sogno. David Briggs, che suonò per la prima volta con lui nel 1966 ricorda:« Avevo fatto un tour con i Beatles insieme a Tommy Roe, ma Elvis era tutta un’altra cosa». Ad intimorire non era solo la sua indiscutibile professionalità, ma anche la sua straordinaria presenza fisica, soprattutto dopo che la fama di cui godeva cominciò a crescere a dismisura. «Era diverso da tutti gli altri» ha confessato Boots Randolph, «sembrerà ridicolo dire che aveva una specie di aurea intorno, ma non saprei come altro chiamarla». Unanimi le testimonianze riassunte dalle parole di Tony Brown:«Quando lui arrivava si sentiva l’eccitazione nella stanza. La cosa stupenda era che questo non succedeva quando Elvis era nella stanza, ma quando era nell’edificio!! Cominciavi a sentirti attraversare dai brividi. “E’ arrivato nell’edificio!! Entrerà nella stanza!! Entra nella stanza! E’ nella stanza! Eccolo!” Non sto esagerando. Era qualcosa di speciale. Mi emoziona sempre». Probabilmente negli anni settanta ha contribuito parecchio alla suggestione generale il fatto che Elvis si presentasse in studio indossando un mantello e un bastone con il manico a forma di testa leonina con occhi rosso rubino, come una specie di Dracula. Così come colpiva profondamente il modo di registrare del cantante, che si contorceva sul pavimento in posizione fetale cantando “If I Can Dream”, o saliva in piedi sul piano per interpretare “Love Letters”. A lasciare un segno indelebile nella memoria dei presenti, però, era soprattutto la straordinaria capacità di Elvis di mettere a nudo la propria anima mentre cantava. JD Summer, il leader degli Stamps, in un’intervista del 1985 ha detto:«Paragono sempre il modo di cantare di Elvis al gesto di strizzare le ultime gocce d’acqua da uno straccio bagnato. Anche lui aveva la capacità di spremere ogni singola goccia di emozione da ogni parola di ogni verso di qualunque canzone».
E’ qui che la leggenda ha avuto inizio, negli studi di registrazione della Sun. E’ qui che per la prima volta è stata ascoltata la voce che ha rivoluzionato il modo di cantare e di sentire la musica, è qui che per la prima volta è stata ascoltata la voce in grado di far vibrare le anime come nessun altra. Entrando alla Memphis Recording Service ci rendiamo conto del fatto che, quando Elvis arrivò, davvero il mondo divenne un posto diverso.


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  #18  
Vecchio 20-04-2011, 08:40
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Predefinito Re: Frammenti di Memphis

Se Beale Street può essere considerata il simbolo della Memphis di colore, di certo l’hotel Peabody rappresenta perfettamente la Memphis “bene”, cioè quella ricca e bianca. Esso è situato in un enorme palazzo in stile ottocentesco, al 149 della Union Avenue. L’atrio dell’albergo è visitabile ed ospita alcuni negozi prestigiosi, come il "Lansky Brothers", dove Elvis, una volta diventato ricco, era solito acquistare i suoi vestiti. Ovviamente, questa non è la sede originaria del negozio di abbigliamento. I proprietari si sono trasferiti qui solo nel 1981. Prima svolgevano la loro attività ad alcuni isolati di distanza, a due passi dal quartiere nero della città.

http://img560.imageshack.us/img560/1...emphis1266.jpg
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http://img132.imageshack.us/img132/4...emphis1103.jpg
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  #19  
Vecchio 20-04-2011, 19:46
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Predefinito Re: Frammenti di Memphis

Queste foto sono state scattate all'interno del negozio dei Lansky. Sulle pareti sono appese reliquie di Elvis, ma anche chitarre autografate da molti altri personaggi famosi. Lo stile dell'abbigliamento, ovviamente, è quasi tutto ispirato al look del King.


http://img200.imageshack.us/img200/7...emphis1279.jpg
http://img51.imageshack.us/img51/153...memphis902.jpg
http://img846.imageshack.us/img846/3...memphis903.jpg
http://img695.imageshack.us/img695/1...memphis906.jpg
http://img809.imageshack.us/img809/6...emphis1276.jpg
http://img33.imageshack.us/img33/956...emphis1278.jpg
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  #20  
Vecchio 21-04-2011, 07:47
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Predefinito Re: Frammenti di Memphis

Queste, invece, sono le vetrine di un negozio di cineserie presente nell'atrio dell'hotel. Tanto per rendere l'idea dello shopping che si può fare all'interno del Peabody....



http://img23.imageshack.us/img23/866...emphis1112.jpg
http://img836.imageshack.us/img836/8...emphis1110.jpg
http://img269.imageshack.us/img269/4...emphis1111.jpg
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